giovedì 15 gennaio 2026

Storia della Dama: Origini, Evoluzione e Curiosità di un Gioco Millenario

La dama vive all'ombra degli scacchi. È considerata il fratello minore, il gioco più semplice, quello che si impara da bambini e poi si abbandona. Ma questa reputazione è profondamente ingiusta.

La dama ha una storia che rivaleggia con quella degli scacchi per antichità e diffusione. È stata giocata da faraoni e filosofi, analizzata da matematici e risolta da computer. E nonostante le sue regole apparentemente semplici, nasconde una complessità che ha sfidato le menti più brillanti per millenni.

Le Origini Antiche: Dall'Egitto alla Mesopotamia

La dama è uno dei giochi da tavolo più antichi dell'umanità. Le sue tracce risalgono a migliaia di anni fa, molto prima che esistessero gli scacchi.

Il Gioco di Ur e i Primi Tavolieri

Gli archeologi hanno trovato tavolieri simili alla dama nelle rovine dell'antica Mesopotamia, risalenti a circa 5.000 anni fa. Il famoso Gioco Reale di Ur, scoperto nelle tombe sumere, presenta elementi che ricordano la dama moderna, anche se le regole esatte rimangono sconosciute.

In Egitto, un gioco chiamato Alquerque veniva praticato già 3.000 anni fa. Il tavoliere era una griglia 5x5 con linee diagonali, e i giocatori muovevano le pedine cercando di catturare quelle avversarie saltandole. Suona familiare?

L'Alquerque: Il Vero Antenato

L'Alquerque è considerato l'antenato diretto della dama moderna. Si diffuse dall'Egitto al Medio Oriente e poi, attraverso i Mori, raggiunse la Spagna intorno al X secolo. Il gioco era popolarissimo in tutto il Mediterraneo e veniva chiamato con nomi diversi: El-Quirkat in arabo, Alquerque in spagnolo.

Le regole erano quasi identiche a quelle della dama: pedine che si muovono in diagonale, catture saltando il pezzo avversario, obbligo di prendere quando possibile. Mancava solo un elemento: la promozione a dama.

La Nascita della Dama Moderna in Europa

Il salto evolutivo avvenne nel XII secolo, probabilmente nel sud della Francia. Qualcuno ebbe l'idea di giocare l'Alquerque sulla scacchiera, che era ormai diffusa in tutta Europa.

Il Passaggio alla Scacchiera 8x8

Trasferire il gioco sulla scacchiera 8x8 cambiò tutto. Il tavoliere più grande permetteva partite più lunghe e complesse. Ma soprattutto, ispirò una nuova regola: quando una pedina raggiungeva l'ultima fila, veniva "promossa" e acquisiva poteri speciali.

Il nome francese del gioco divenne "Jeu de Dames", il gioco delle dame, proprio in riferimento a questa promozione. Una semplice pedina poteva diventare una dama, proprio come negli scacchi un pedone diventa regina.

Le Varianti Nazionali

Da quel momento, la dama si diffuse in tutta Europa, ma ogni paese sviluppò le proprie varianti. In Italia si gioca sulla scacchiera 8x8 con 12 pedine per giocatore. In Polonia e nei Paesi Bassi si usa un tavoliere 10x10 con 20 pedine, creando un gioco molto più complesso.

La dama inglese, chiamata "Checkers", ha regole leggermente diverse: la dama può muoversi solo di una casella alla volta, mentre nella versione internazionale può attraversare l'intero tavoliere.

Le Regole che Hanno Cambiato il Gioco

Nel corso dei secoli, piccole modifiche alle regole hanno trasformato la dama da passatempo semplice a sfida strategica profonda.

L'Obbligo di Presa

Una delle regole più importanti è l'obbligo di cattura. Se puoi prendere una pedina avversaria, devi farlo. Non hai scelta. Questa regola, apparentemente limitante, aggiunge un livello enorme di strategia: puoi sacrificare pedine per forzare l'avversario in posizioni svantaggiose.

Nelle versioni più antiche del gioco, la presa era facoltativa. L'introduzione dell'obbligo di presa rese il gioco molto più tattico e meno casuale.

La Presa Multipla

La possibilità di catturare più pedine in una singola mossa aprì nuove dimensioni strategiche. Una sequenza di salti ben pianificata può decimare l'esercito avversario in un solo turno. Le combinazioni più spettacolari, dove una pedina attraversa l'intero tavoliere catturando sei o sette pezzi, sono momenti di pura bellezza geometrica.

La Dama Volante

Nella versione internazionale, la dama può muoversi di quante caselle vuole lungo le diagonali, come l'alfiere negli scacchi. Questa regola, assente nella versione inglese e italiana, rende il gioco finale molto più complesso e le dame diventano pezzi estremamente potenti.

La Dama nel Mondo: Varianti e Tradizioni

Pochi giochi hanno tante varianti nazionali quanto la dama. Ogni cultura ha adattato le regole al proprio gusto, creando un ecosistema di giochi imparentati ma distinti.

La Dama Italiana

La dama italiana ha regole uniche. Le pedine non possono catturare all'indietro, e una pedina non può prendere una dama. Inoltre, quando hai più possibilità di cattura, devi scegliere quella che prende più pezzi. Queste regole creano un gioco molto tecnico e posizionale.

La Dama Internazionale

Giocata su un tavoliere 10x10, la dama internazionale è la versione più complessa. Con 20 pedine per giocatore e la dama volante, le partite possono essere incredibilmente intricate. È la versione usata nei campionati mondiali e ha una teoria sviluppata quanto quella degli scacchi.

La Dama Russa

I russi chiamano il gioco "Shashki" e lo prendono molto sul serio. La versione russa permette alle pedine di catturare all'indietro, una regola che cambia completamente la dinamica del gioco. I giocatori russi hanno dominato le competizioni internazionali per decenni.

Curiosità Sorprendenti sulla Dama

La dama nasconde storie e fatti che sorprenderebbero la maggior parte delle persone che la considerano un gioco "semplice".

Il Gioco Risolto dai Computer

Nel 2007, dopo 18 anni di calcoli, un team di ricercatori canadesi guidato da Jonathan Schaeffer annunciò di aver "risolto" la dama inglese. Il loro programma, chiamato Chinook, analizzò 500 miliardi di miliardi di posizioni possibili.

Il risultato? Con gioco perfetto da entrambe le parti, la dama finisce sempre in pareggio. Nessuno dei due giocatori può vincere se l'avversario non commette errori. La dama divenne così il gioco più complesso mai completamente risolto.

Edgar Allan Poe e la Dama

Lo scrittore Edgar Allan Poe, nel suo racconto "I delitti della Rue Morgue", sostenne che la dama richiede più intelligenza degli scacchi. Secondo Poe, gli scacchi sono complessi ma meccanici, mentre la dama premia l'intuizione e la capacità di leggere l'avversario.

La sua opinione rimane controversa, ma evidenzia come la dama sia stata sottovalutata anche dai più grandi pensatori.

Marion Tinsley: L'Imbattibile

Marion Tinsley è considerato il più grande giocatore di dama di tutti i tempi. Professore di matematica e predicatore battista, Tinsley perse solo 7 partite in 45 anni di carriera agonistica. Sette partite. In quasi mezzo secolo.

Quando il computer Chinook sfidò Tinsley nel 1992, il programma era già più forte di qualsiasi altro umano. Ma Tinsley vinse il match. Solo la sua morte, nel 1995, impedì una rivincita.

Un Gioco per Cervelli Matematici

Molti matematici famosi si sono appassionati alla dama. Alan Turing, il padre dell'informatica, scrisse uno dei primi programmi per giocare a dama. Il gioco è stato usato per decenni come banco di prova per l'intelligenza artificiale, prima che gli scacchi diventassero il campo di battaglia preferito.

Perché la Dama Merita Più Rispetto

La dama soffre di un problema di immagine. È considerata facile perché le regole si imparano in cinque minuti. Ma questa è una confusione tra semplicità delle regole e semplicità del gioco.

La Profondità Nascosta

Una partita di dama professionale richiede la stessa concentrazione e studio di una partita di scacchi. I grandi giocatori memorizzano migliaia di posizioni, studiano aperture e finali, analizzano partite storiche. Il fatto che le regole siano semplici rende il gioco più puro, non più facile.

Un Gioco di Sacrifici

La dama è fondamentalmente un gioco di sacrifici. Le combinazioni più belle coinvolgono sequenze dove offri pedine all'avversario per creare posizioni vincenti. Questa dinamica del sacrificio rende il gioco sorprendentemente aggressivo e spettacolare.

L'Eredità Duratura di un Gioco "Semplice"

Dalla sabbia dell'antico Egitto alle applicazioni sul tuo smartphone, la dama ha attraversato cinquemila anni di storia umana. È stata giocata da faraoni e contadini, analizzata da computer e risolta definitivamente.

Eppure rimane un gioco vivo, praticato da milioni di persone in tutto il mondo. Perché la dama offre qualcosa di unico: regole che un bambino può imparare in pochi minuti, e una profondità che può sfidare una vita intera di studio.

La prossima volta che vedrai una scacchiera con pedine bianche e nere, ricorda: non stai guardando un gioco per principianti. Stai guardando uno dei più antichi e rispettati campi di battaglia intellettuale dell'umanità.

mercoledì 14 gennaio 2026

Storia degli Scacchi: Origini, Evoluzione e Curiosità del Gioco dei Re

Gli scacchi sono molto più di un gioco. Sono una metafora della guerra, un campo di battaglia intellettuale dove due menti si scontrano senza spargimento di sangue. Per secoli, re e generali li hanno usati per affinare il pensiero strategico. Oggi, milioni di persone li praticano come sport, arte e scienza.

Ma da dove viene questo gioco che ha ossessionato l'umanità per oltre 1.500 anni? La risposta ci porta in un viaggio attraverso continenti, culture e secoli di storia.


Le Origini in India: La Nascita del Chaturanga

La maggior parte degli storici concorda che gli scacchi nacquero in India, intorno al VI secolo d.C. Il gioco originale si chiamava Chaturanga, una parola sanscrita che significa "quattro divisioni", riferendosi ai quattro rami dell'esercito indiano: fanteria, cavalleria, elefanti e carri.

Il Significato Militare del Chaturanga

Il Chaturanga non era solo intrattenimento. Era uno strumento didattico per i principi e i comandanti militari. Ogni pezzo rappresentava un'unità dell'esercito reale e le sue mosse riflettevano le tattiche di guerra dell'epoca.

La fanteria, che sarebbe diventata il pedone, avanzava lentamente ma inesorabilmente. La cavalleria si muoveva in modo irregolare, come il cavallo moderno. Gli elefanti avevano un movimento diagonale limitato. E i carri, predecessori della torre, dominavano le linee rette.

Le Regole Originali

Il Chaturanga si giocava su un tavoliere chiamato Ashtāpada, una griglia 8x8 che esisteva già per altri giochi. A differenza degli scacchi moderni, alcune versioni usavano dadi per determinare quale pezzo muovere. Il re poteva essere catturato, non solo messo sotto scacco. E non esisteva ancora il concetto di arrocco.

La Trasformazione in Persia: Nasce lo Shatranj

Quando il Chaturanga raggiunse la Persia nel VI secolo, subì la sua prima grande trasformazione. I persiani lo chiamarono Shatranj e modificarono alcuni pezzi per adattarli alla loro cultura.

L'Influenza della Cultura Persiana

Gli elefanti indiani divennero i "fil" persiani. Il carro divenne il "rukh", da cui deriva il termine inglese "rook" per la torre. Ma il cambiamento più significativo fu linguistico: l'esclamazione "Shāh!" (Re!) quando si minacciava il re avversario diede origine al nome stesso del gioco in molte lingue europee.

L'espressione "Shāh Māt" (Il re è morto, o il re è impotente) divenne "scacco matto". Una frase persiana pronunciata 1.400 anni fa risuona ancora oggi in ogni partita che termina con la cattura del re.

I Primi Maestri della Storia

In Persia nacque anche il concetto di maestro di scacchi. I giocatori più forti venivano chiamati "Aliyat" e godevano di grande prestigio nelle corti reali. Il primo libro di teoria scacchistica fu scritto in persiano, contenente aperture, finali e problemi da risolvere.

L'Espansione Araba: Gli Scacchi Conquistano un Impero

Con la conquista araba della Persia nel VII secolo, gli scacchi si diffusero rapidamente in tutto il mondo islamico. Gli arabi erano affascinati dal gioco e lo portarono dalla Spagna all'India, dall'Africa settentrionale all'Asia centrale.

Il Contributo degli Studiosi Arabi

Gli studiosi arabi elevarono gli scacchi a scienza. Al-Adli, nel IX secolo, scrisse il primo trattato sistematico. As-Suli divenne così famoso che per secoli "giocare come as-Suli" fu il massimo complimento per uno scacchista.

I matematici arabi calcolarono il numero di possibili partite e analizzarono finali complessi. Crearono anche i primi problemi di scacchi, sfide dove bisognava trovare il matto in un certo numero di mosse.

Le Restrizioni Religiose

Nonostante la popolarità, gli scacchi incontrarono resistenze religiose. Alcuni studiosi islamici li consideravano proibiti perché associati al gioco d'azzardo e perché le figure dei pezzi potevano essere considerate idolatria. Per questo motivo, i pezzi arabi divennero astratti, senza forme umane o animali riconoscibili.

L'Arrivo in Europa: Una Rivoluzione nelle Regole

Gli scacchi raggiunsero l'Europa attraverso due vie: la Spagna moresca e l'Italia bizantina. Intorno all'anno 1000, il gioco era conosciuto in tutto il continente, ma le regole variavano enormemente da regione a regione.

La Nascita della Regina Moderna

Il cambiamento più radicale avvenne nel XV secolo in Spagna o Italia. Il "vizir" persiano, un pezzo debole che si muoveva di una sola casella in diagonale, fu trasformato nella Regina, il pezzo più potente del tavoliere.

Questa trasformazione fu rivoluzionaria. La Regina poteva muoversi in qualsiasi direzione per qualsiasi numero di caselle. Il gioco divenne più veloce, più aggressivo, più spettacolare. Gli spagnoli chiamarono questa versione "scacchi della regina" o "scacchi alla rabiosa".

Alcuni storici collegano questa rivoluzione all'influenza di regine potenti dell'epoca, come Isabella di Castiglia. Altri credono fosse semplicemente il desiderio di rendere il gioco più dinamico.

L'Arrocco e Altre Innovazioni

Nello stesso periodo nacquero altre regole moderne. L'arrocco permetteva di mettere al sicuro il re con una mossa speciale. I pedoni potevano avanzare di due caselle dalla posizione iniziale. La presa en passant fu introdotta per compensare questo nuovo potere dei pedoni.

Entro il 1500, gli scacchi avevano essenzialmente le regole che conosciamo oggi.

L'Era Moderna: Da Gioco di Corte a Sport Mondiale

Nel XVIII e XIX secolo, gli scacchi si trasformarono da passatempo aristocratico a competizione internazionale. I caffè europei divennero centri di attività scacchistica, dove giocatori di ogni classe sociale si sfidavano per denaro e gloria.

I Primi Campioni Riconosciuti

François-André Philidor, un musicista francese, fu considerato il più forte giocatore del XVIII secolo. Il suo libro "Analyse du jeu des échecs" introdusse concetti rivoluzionari, come l'importanza della struttura pedonale.

Nel 1886 si tenne il primo campionato mondiale ufficiale. Wilhelm Steinitz sconfisse Johannes Zukertort e divenne il primo campione del mondo riconosciuto. Da allora, il titolo è passato attraverso una linea ininterrotta di campioni: Lasker, Capablanca, Alekhine, Botvinnik, Fischer, Kasparov, fino a Magnus Carlsen oggi.

La Rivalità Fischer-Spassky

Il match più famoso della storia si giocò a Reykjavik nel 1972. Bobby Fischer, americano geniale e paranoico, sfidò Boris Spassky, campione sovietico, nel pieno della Guerra Fredda. Era molto più di una partita a scacchi: era una battaglia ideologica tra due superpotenze.

Fischer vinse e divenne una leggenda. Poi scomparve, rifiutando di difendere il titolo e vivendo da recluso per decenni. La sua storia rimane una delle più affascinanti e tragiche del mondo sportivo.

Curiosità Sorprendenti sul Gioco dei Re

Gli scacchi hanno generato storie incredibili nel corso dei secoli. Alcune sembrano leggende, ma sono documentate storicamente.

Il Mito dell'Inventore e del Grano

Una famosa leggenda racconta che l'inventore degli scacchi chiese come ricompensa un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, e così via raddoppiando. Il re accettò, pensando fosse una richiesta modesta.

Il calcolo rivela una cifra astronomica: 18.446.744.073.709.551.615 chicchi, più grano di quanto sia mai stato prodotto nella storia umana. La leggenda illustra il potere della crescita esponenziale.

I Computer che Hanno Cambiato Tutto

Nel 1997, il computer Deep Blue di IBM sconfisse Garry Kasparov, allora campione del mondo. Fu la prima volta che una macchina batteva il miglior giocatore umano in un match ufficiale. Kasparov accusò IBM di aver barato, ma il risultato segnò comunque un punto di svolta.

Oggi i motori scacchistici sono imbattibili. Il programma Stockfish gioca a un livello che nessun umano può raggiungere. Ma invece di uccidere gli scacchi, i computer li hanno resi più popolari che mai, permettendo a chiunque di analizzare le proprie partite e migliorare.

La Serie Netflix che Ha Fatto Esplodere il Gioco

Nel 2020, la serie "La Regina degli Scacchi" è diventata un fenomeno mondiale. Nelle settimane successive alla sua uscita, le vendite di scacchiere sono aumentate del 125% e le iscrizioni ai siti di scacchi online sono esplose.

Una serie televisiva ha fatto più per la popolarità degli scacchi di qualsiasi campionato mondiale degli ultimi decenni.

Perché gli Scacchi Continuano ad Affascinare

In un'epoca di videogiochi iperrealistici e intrattenimento istantaneo, perché milioni di persone scelgono ancora di sedersi davanti a una scacchiera?

La risposta sta nella profondità infinita del gioco. Dopo 1.500 anni, non abbiamo ancora esplorato tutte le possibilità. Ogni partita è unica. Ogni mossa presenta scelte significative. E il risultato dipende interamente dalle tue decisioni.

Gli scacchi offrono qualcosa di raro nel mondo moderno: un'arena dove il talento, lo studio e la concentrazione determinano il vincitore. Non c'è fortuna, non ci sono scorciatoie. Solo tu e il tuo avversario, separati da 64 caselle e infinite possibilità.

Un Gioco che Definisce l'Intelligenza Umana

Da un gioco di guerra indiano a sport mentale globale, gli scacchi hanno attraversato culture e secoli senza perdere il loro fascino. Sono stati giocati da re e contadini, da geni e dilettanti, da umani e macchine.

E dopo tutto questo tempo, una cosa rimane vera: sedersi davanti a una scacchiera è ancora una delle sfide intellettuali più pure che l'umanità abbia mai inventato.

I pezzi aspettano. La battaglia sta per cominciare. È il tuo turno.


martedì 13 gennaio 2026

Storia del Backgammon: Origini, Regole Antiche e Curiosità del Gioco da Tavolo Più Antico del Mondo

 

Storia del Backgammon: Origini, Regole Antiche e Curiosità del Gioco da Tavolo Più Antico del Mondo

Il backgammon non è solo un gioco. È un sopravvissuto. Mentre imperi sono crollati e civiltà intere sono scomparse, questo gioco da tavolo ha attraversato cinquemila anni di storia umana praticamente intatto.

Dalle taverne della Mesopotamia ai casinò di Las Vegas, dai palazzi dei faraoni alle app sul tuo smartphone, il backgammon ha conquistato ogni epoca e ogni cultura. Ma come ha fatto un semplice gioco di dadi e pedine a diventare immortale?

Le Origini Mesopotamiche: Dove Tutto Ebbe Inizio

La storia del backgammon inizia nella culla della civiltà. Gli archeologi hanno scoperto tavolieri risalenti a circa 5.000 anni fa nella regione che oggi corrisponde all'Iran e all'Iraq.

Nel 2004, una scoperta straordinaria nella città bruciata di Shahr-e Sukhteh, in Iran, ha rivelato quello che potrebbe essere il più antico set di backgammon mai trovato. Il tavoliere, realizzato in ebano, era accompagnato da sessanta pedine in turchese e agata e da dadi fatti di osso. Aveva quasi 5.200 anni.

Ma il backgammon mesopotamico non era identico a quello moderno. Il gioco si chiamava probabilmente "Gioco Reale di Ur", dal nome della città sumera dove sono stati trovati alcuni degli esemplari più elaborati. Le regole esatte rimangono un mistero, ma la struttura base era già presente: un percorso, delle pedine e l'elemento del caso introdotto dai dadi.

Il Viaggio Attraverso l'Egitto e Roma

I faraoni egizi adoravano i giochi da tavolo. Il "Senet" era il più popolare, ma esistevano anche varianti che assomigliavano al backgammon. Tavolieri sono stati trovati nelle tombe dei nobili, inclusa quella di Tutankhamon. Gli egizi credevano che il gioco avesse un significato spirituale, rappresentando il viaggio dell'anima nell'aldilà.

Quando il gioco raggiunse Roma, si trasformò nel "Ludus Duodecim Scriptorum", il gioco delle dodici linee. I romani erano ossessionati da questo passatempo. L'imperatore Claudio ne era così dipendente che fece installare un tavoliere nella sua carrozza per giocare durante i viaggi.

Il Ludus Duodecim Scriptorum si evolse poi nel "Tabula", che è essenzialmente il backgammon romano. L'imperatore Zenone nel 480 d.C. giocò una partita così sfortunata che la fece documentare per i posteri. Aveva una posizione eccellente, tirò i dadi e ottenne il peggior risultato possibile. È la prima partita di backgammon registrata nella storia.

L'Evoluzione nel Medioevo Europeo

Con la caduta dell'Impero Romano, il gioco non scomparve. I crociati lo riportarono dal Medio Oriente con il nome di "Tavole" o "Tables". In ogni paese europeo assunse un nome diverso: "Tric-Trac" in Francia, "Puff" in Germania, "Tablas Reales" in Spagna.

In Inghilterra divenne "Tables" e poi, nel XVII secolo, acquisì finalmente il nome che conosciamo oggi. L'etimologia di "backgammon" è dibattuta. Alcuni sostengono derivi dal gallese "back" (piccolo) e "gammon" (battaglia). Altri credono venga dal termine anglosassone "bac gamen" (gioco all'indietro).

Durante il Medioevo, il gioco ebbe alterne fortune. La Chiesa lo considerava immorale per via dell'elemento del gioco d'azzardo e in alcuni periodi fu proibito. Ma i divieti non funzionarono mai davvero. La gente continuava a giocare in segreto, e i nobili lo praticavano apertamente nelle loro corti.

Come il Backgammon Conquistò il Mondo Moderno

Il gioco rimase popolare nei secoli successivi, ma la vera rivoluzione arrivò negli anni Venti del Novecento. Un anonimo giocatore americano introdusse il "cubo del raddoppio", un dado speciale che permette ai giocatori di aumentare la posta durante la partita.

Questa semplice innovazione trasformò il backgammon da passatempo aristocratico a gioco competitivo ad alta tensione. Improvvisamente c'era una nuova dimensione strategica: non bastava più giocare bene le pedine, bisognava anche valutare quando raddoppiare e quando accettare il raddoppio dell'avversario.

Negli anni Sessanta e Settanta, il backgammon esplose. Celebrità, playboy e jet-setter si sfidavano nei club esclusivi di Londra e New York. Il primo campionato mondiale si tenne a Las Vegas nel 1967. Il gioco era diventato glamour, associato a champagne, smoking e scommesse milionarie.

Curiosità che Probabilmente Non Conoscevi

Il backgammon ha influenzato la cultura in modi sorprendenti. Nel 1979, il programma BKG 9.8 divenne il primo software a battere un campione mondiale umano in un gioco da tavolo. Hans Berliner sconfisse Luigi Villa, campione del mondo in carica, in un match che anticipò di quasi vent'anni la vittoria di Deep Blue contro Kasparov a scacchi.

In Giappone, il backgammon era praticamente sconosciuto fino agli anni 2000. Poi un manga popolare lo rese famoso e oggi il paese ha una delle scene competitive più attive al mondo.

La matematica del backgammon è stata studiata approfonditamente. Esistono esattamente 18.528.584.051.601.162.496 possibili posizioni sul tavoliere. Nonostante questa complessità, i computer moderni giocano ormai meglio di qualsiasi umano.

In Turchia, dove il gioco si chiama "Tavla", è tradizione che chi perde debba pagare il tè. Nelle case da tè turche si sentono ancora oggi i caratteristici rumori delle pedine sbattute con forza sul tavoliere, un gesto che indica fiducia nella propria mossa.

Perché il Backgammon è Sopravvissuto 5.000 Anni

Molti giochi antichi sono scomparsi. Perché il backgammon no?

La risposta sta nel suo equilibrio perfetto tra fortuna e abilità. I dadi introducono incertezza, quindi anche un principiante può battere un esperto in una singola partita. Ma su molte partite, il giocatore più bravo vince sempre. Questo mix tiene agganciati sia i novizi che i veterani.

Il backgammon è anche veloce. Una partita dura in media 15 minuti, molto meno di una partita a scacchi. E le regole si imparano in mezz'ora, anche se padroneggiare la strategia richiede anni.

Infine, il backgammon è sociale. Si gioca faccia a faccia, spesso con una bevanda in mano, chiacchierando tra un tiro di dadi e l'altro. In un'epoca di isolamento digitale, questo aspetto umano sta diventando ancora più prezioso.

Un Gioco Senza Tempo

Cinquemila anni fa, un mercante sumero muoveva pedine su un tavoliere di legno, sperando in un buon tiro di dadi. Oggi, milioni di persone fanno esattamente la stessa cosa, online o dal vivo, in ogni angolo del pianeta.

Il backgammon non è solo sopravvissuto alla storia. L'ha attraversata portando con sé qualcosa di essenzialmente umano: il desiderio di sfidare la sorte, di competere con gli altri, e di passare il tempo in compagnia di un buon gioco.

E probabilmente sarà ancora qui tra altri cinquemila anni.

venerdì 28 ottobre 2022

Origini del Golf

Il golf è uno sport con centinaia di anni di storia. È difficile stabilire con esattezza la sua origine, anche se la maggior parte degli storici sembra essere d'accordo. 

Il golf è uno sport molto interessante che viene praticato in quasi tutto il pianeta, ma le sue origini sono incerte. Molti giocatori dilettanti o professionisti si recano in circuiti o villaggi specializzati dove si allenano o partecipano a tornei di golf.

In questo articolo spieghiamo la storia del golf, le sue origini, chi è il suo inventore e come si è evoluto.

Origine del golf

L'origine del golf si trova nel suo predecessore, la paganica, un gioco praticato dai Romani nel I secolo. Si giocava colpendo una palla piena di piume con un bastone sul pagum: un breve campo d'erba.

storia del golf


Gli albori del golf

I legionari romani erano veri e propri appassionati di questo gioco e lo praticavano ogni volta che potevano nelle zone dell'Hispania e della Gallia. Sebbene sia diverso dal golf di oggi, si è presto evoluto ed è diventato molto simile ad esso.

Dalla paganica romana deriva la cambuca, chiamata cammok nell'Inghilterra del XIII secolo e jeu de mail in Francia. Tutti questi giochi presentavano già elementi e aspetti molto simili a quelli che esistono, ad esempio, nel golf di oggi:

Una mazza o un bastone veniva utilizzato per colpire una palla che veniva trasportata da una parte all'altra del campo.

La mazza, il bastone o il paletto erano curvati a un'estremità per colpire la palla in un certo modo.

Ma non potevamo ancora chiamarlo golf; non proprio, perché mancava un dettaglio importante: la buca.

Per questo motivo gli storici collocano l'origine del golf moderno nei Paesi Bassi, dove nel Medioevo si giocava anche het kolven, gioco da cui deriva parte della sua terminologia.

Chi ha inventato il golf

Se ci si chiede chi ha inventato il golf, la risposta è: non esiste un inventore o una persona che si sia svegliata un giorno al mattino e l'abbia creato. È l'evoluzione di un gioco antico: het kolven.

het kolven

L'antenato dello sport del golf

Il primo riferimento al golf come lo conosciamo oggi si trova in un libro del 1500. C'è un piccolo disegno o un'illustrazione che mostra tre giocatori con le loro mazze su un campo da golf con una buca che uno di loro indica mentre si prepara a colpire la palla.

Fu questo gioco a prevalere, come mostra un dipinto francese del 1668, Scena di gelo o paesaggio ghiacciato, di Henry van de Velde, che potete vedere qui sotto. Mostra quattro golfisti in gara: due scozzesi, in kilt, e due olandesi in mutande.

Chi è l'inventore del golf

La parola golf deriva in realtà dall'olandese kolf, che a sua volta deriva dal tedesco kolbe = palo.

Ma fu in Scozia che il gioco del golf divenne veramente popolare. Tanto che nel marzo del 1457 il re Giacomo II proibì a nobili e soldati di giocare a due attività che considerava perniciose: la palla a volo e il golf, perché facevano dimenticare l'esercizio dell'equitazione e del tiro con l'arco, utili per la guerra.

Gli scozzesi possono quindi essere considerati gli inventori del golf, che è più simile a quello che conosciamo oggi.

Ci sono state proteste, poiché il grado di dipendenza dal golf era elevato, e la legge non è stata applicata. Anche in questo caso, il parlamento scozzese vietò il golf nel 1471 e nel 1491, ma il golf era diventato così popolare che la nobiltà e l'aristocrazia non pensavano ad altro.

Anche il re Giacomo II di Scozia, autore del decreto, si appassionò al gioco. Anche Giacomo V di Scozia e sua figlia Maria Stuarda si cimentarono nel gioco.

Il primo golfista professionista 

Anche se quando si parla di popolarità, non si include la gente comune, che era troppo impegnata a sopravvivere per giocare a golf. Il golf era quindi un gioco per le classi superiori, analogamente a quanto accaduto con il tennis.

Per la pratica di questo gioco erano necessari spazi ampi e ben curati. Per questo motivo, i golf club privati sono stati fondati già nel XVII e XVIII secolo. Uno dei più famosi era il Royal Blackheath Golf di Londra, di cui si hanno notizie già nel 1603. La Royal Burgess Golfing Society di Edimburgo, tuttora in attività, fu fondata nel 1735.

giocatore di golf

In alcuni musei del golf, come quello di Londra, si trovano mazze da golf con rivestimenti in argento su cui sono incise date e notizie di ogni tipo, come il seguente testo: "16 agosto 1766: dono di Mr. Henry Foote all'onorevole compagnia di golfisti di Blackheath".

Si sa che il golf è stato praticato negli Stati Uniti nel XVII secolo a causa di una multa imposta dallo sceriffo di Albany, nello Stato di New York, a tre uomini che giocavano a het kolven di domenica nel 1657.

La Gazette di James Rivington, pubblicata a New York nel 1779, contiene la seguente nota: "Ai golfisti: per iniziare questo piacevole e salutare esercizio, si consiglia ai gentiluomini di dotarsi di buone mazze o paletti e di autentiche palline caledoniane, che possono essere procurate informandosi presso il tipografo del giornale".

Il gioco del golf era un'attività ludica praticata soprattutto negli ambienti signorili ed eleganti, dove le signore iniziarono a giocare e fu uno degli sport praticati per la prima volta dalle donne. Infatti, alle Olimpiadi di Parigi (1900) l'americana Margaret Abbot fu la prima donna a vincere una medaglia d'oro.

Curiosità nella storia del golf

Il mondo del golf è pieno di curiosità. Per esempio, pochi sanno che il nucleo centrale del pallone era originariamente fatto di miele. Oppure che in un'occasione, nella tana di un ermellino vicino a un campo da golf, sono state trovate più di duecento palline che il povero animaletto aveva scambiato per uova.

Per quanto riguarda il diametro della buca o della coppa da golf, è di quattro pollici e un quarto, non per capriccio: due giocatori sul campo di St. Andrews trovarono una buca così danneggiata da non poterla utilizzare, e per togliersi d'impaccio si guardarono intorno e trovarono un pezzo di tubo di scarico; lo inserirono nella buca, e siccome era di quattro pollici e un quarto, tutte le buche hanno ora un diametro di quattro pollici e un quarto.

All'ingresso di un campo da golf nello stato americano della Florida, un cartello recitava (forse scherzosamente): "Giocare a golf può essere dannoso per la vostra salute mentale".

Gli psichiatri sostengono che dietro il gioco del golf si cela un mondo di simboli erotici, che inconsciamente lo rendono uno sport di successo tra le persone con uno spirito competitivo.

Uno dei giochi più antichi e simili al golf è quello delle biglie, una sorta di mini-golf in cui si tratta di infilare una pallina di argilla, pietra o vetro in un piccolo foro. Ma naturalmente non ci sono club o campi in erba. È un gioco che si pratica da più di cinquemila anni.

Tra i golfisti, è considerato di cattivo auspicio avvicinarsi al punto di partenza del gioco a testa alta. Si ritiene inoltre che sia di cattivo auspicio cambiare mazza una volta scelta, o preparare eccessivamente la palla.

Molti sono convinti che chi vince la prima buca, o chi azzecca la tredicesima buca al primo colpo, perde la partita. Tuttavia, nessun golfista si fa scrupoli a portare con sé tredici mazze. Comunque sia, il golf è uno sport praticato da oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo.

La storia del golf in Sintesi

Le origini del golf sono incerte, anche se è generalmente accettato che il gioco moderno sia nato in Scozia nel XV secolo, derivato da una pratica comune dei pastori che colpivano una palla con le mazze per infilarla in una buca.

Tuttavia, qualcosa di simile al golf è citato in un libro cinese dell'XI secolo. In effetti, i cinesi sono considerati gli inventori del golf almeno 4.000 anni fa.

Anche nell'antica Roma si praticava un gioco simile al golf, chiamato paganica. Si giocava guidando una palla con una mazza piegata in punta verso un determinato segno.

Tuttavia, a Roma non c'erano così tante buche come nelle torbiere scozzesi, dove il gioco divenne così popolare che il re Giacomo II di Scozia vietò il golf nel 1457 a causa della quantità di tempo sprecato e dell'inutilità del gioco.

È la prima volta che il golf viene menzionato in un documento e il 1457 è considerato ufficialmente la data della sua origine o invenzione.

Il nome sembra derivare dal kolf ("club" o "mazza") giocato dagli olandesi nel XIII secolo. Un gioco simile con un bastone e una palla, ma solo il nome viene dall'Olanda.

Per questo motivo si ritiene maliziosamente che siano stati i pastori o i pescatori scozzesi a inventare il golf moderno, poiché correvano per i prati inseguendo la pallina con una bottiglia di whisky in mano, che dovevano bere in diciotto sorsi, tanti quanti erano i buchi.

Re Giacomo II non riuscì a impedire che il gioco diventasse così famoso che in Inghilterra venne praticato, a differenza della Scozia, dalle classi nobili, vestite con i loro abiti migliori, per cui quando arrivò negli Stati Uniti fu considerato uno sport d'élite.

Vi invitiamo a continuare a visitare il nostro blog per saperne di più sulla storia dei giochi e degli sport.


venerdì 21 ottobre 2022

Lo Sport nella Grecia Antica

  La ginnastica era un elemento caratteristico della formazione dei giovani greci. Dall'infanzia all'adolescenza, l'attività fisica era obbligatoria ed era una delle caratteristiche dominanti della vita greca. Ovunque si affermò l'ellenismo, comparvero i ginnasi, che erano i centri più importanti della vita ellenica, gli stadi, dove si svolgevano le principali attività dei giochi panellenici, gli impianti sportivi. Lo sport, per i Greci, non era solo un divertimento apprezzato; era una cosa molto seria, legata a una serie di preoccupazioni igieniche e medicinali, etiche ed estetiche allo stesso tempo.


            L'educazione fisica era uno degli aspetti essenziali dell'iniziazione alla vita civile dell'istruzione. Da qui il posto naturalmente preponderante che occupava nel programma dell'"efebia", il livello superiore dell'educazione delle classi dominanti. Tuttavia, non sembra essere stata riservata a questi adolescenti più grandi, né sembra che l'abbiano scoperta alla vigilia del loro ingresso nell'età adulta.

            Fin dai tempi arcaici, la Grecia conosceva le gare atletiche e, di conseguenza, l'educazione fisica per i bambini. Si sa per certo che i bambini in età da scuola secondaria ricevevano questo tipo di allenamento atletico: è ovviamente il caso dell'Egitto, dove l'"efebia" iniziava all'età di 14 anni. Ma lo stesso vale anche altrove: a Pergamo troviamo un ginnasio per bambini, distinto da quelli utilizzati da adulti, giovani ed efebi. In alcune città del mondo greco, uno speciale "ginnasiarca" si occupava di loro, e ovunque sono previste forme di competizione. Si trattava di concorsi "comunali" dedicati ai bambini e ai giovani della città.

            Questa forma di educazione veniva impartita a Sparta alle ragazze e alle giovani donne in condizioni di parità con i ragazzi. L'educazione fisica ellenistica si rivolgeva quindi a una clientela tanto vasta quanto variegata; tuttavia, non sembra che in tutti i casi la pedagogia fosse molto diversificata a seconda del sesso e dell'età: ci viene detto al massimo che i ragazzi erano sottoposti a esercizi più leggeri di quelli riservati agli efebi; anche le prove sportive delle ragazze erano meno dure di quelle degli efebi.

           Lo sport professionistico si è sempre più differenziato dallo sport amatoriale e quindi dallo sport scolastico. Sia in epoca arcaica che ellenistica, l'educazione fisica era essenzialmente sportiva, dominata dalla nobile emulazione dello spirito di competizione: preparava il bambino, e poi l'adolescente, a partecipare onorevolmente alle gare dedicate ai vari eventi atletici. Altri sport sono stati decisamente esclusi dall'equazione. Gli sport equestri erano il privilegio di una minoranza aristocratica di grandi proprietari terrieri. In questo stesso ambiente, l'equitazione continuò a far parte dell'educazione dei giovani, al pari della ginnastica e dell'esercizio delle armi.

            Lo sport ellenico aveva molte varietà di giochi con la palla: il fronton, il gioco del ruba-palla, il gioco triangolare, la palla "aerea" e persino una specie di fantino, che si giocava con un bastone. Tutti questi giochi, insieme agli altri sport, erano solitamente praticati dai giovani, ma solo per divertimento. Questi giochi non erano veri e propri sport. Non compaiono da nessuna parte nei programmi dei Giochi, né nei grandi Giochi Panellenici: Pitici, Istmici, Nemei e Antichi Giochi Olimpici.

            Le Olimpiadi antiche (776 a.C. - 394 d.C.) erano il più importante festival sportivo di tutta la Grecia. Il programma di questi Giochi consisteva in diversi eventi ben noti: corsa, salto, lancio del disco e del giavellotto, lotta, pugilato (pugilato), pancrazio, corse di carri e cavalli.

EVENTI SPORTIVI ALLE OLIMPIADI GRECHE

Gare

            L'evento caratteristico, che non solo godeva della preferenza tra tutti i vari tipi di corsa, ma era anche, in qualche misura, l'evento sportivo per eccellenza (il vincitore, ad esempio, dava il nome all'Olimpiade) era la corsa negli stadi (Dromos).

            Era la gara di velocità e sembra che sia stata la prima di molte altre nei tempi primitivi. La distanza da percorrere era di seicento piedi, una misura che corrisponde a una distanza variabile (poiché il piede standard non era lo stesso in tutte le città) di circa 200 metri: lo stadio olimpico è di 192,27 metri, quello di Delfi di 177,5 metri, quello di Pergamo di 210 (una misura eccezionale).



            Oltre alla corsa a uno stadio, si svolgevano gare più lunghe: la corsa doppia o a due stadi (Diaulos), di 385 metri a Olimpia, quasi come i nostri 400 metri; e la corsa a distanza o a lunga distanza (Dolichia), che è una delle gare più contraddittorie, poiché secondo i criteri di diversi autori e storici, la distanza di questa gara poteva essere di sette, dodici, quindici, venti o addirittura ventiquattro stadi, anche se è probabile che variasse da una città all'altra.

            Il programma della maggior parte dei giochi prevedeva anche la corsa con le armi, in cui i corridori indossavano elmo e scudo (dal 450 a.C. si correva senza parastinchi di bronzo); la distanza variava a seconda delle regioni: 2 stadi a Olimpia e Atene, 4 a Nemea, e forse di più a Platea (dove le regole erano particolarmente severe: armatura completa). Un po' ai margini dello sport vero e proprio erano le corse con le torce, anch'esse molto frequenti.

Salto in lungo.

            Nell'atletica greca esiste un solo tipo di salto: il salto in lungo con impulso; non si praticano né il salto in alto, né il salto in lungo, né il salto con l'asta; il salto senza impulso è consentito solo come esercizio preparatorio. In questo caso, la tecnica non coincide con quella moderna: la corsa è più breve e meno rapida. L'atleta viene lanciato da un podio fisso (senza dubbio le strutture di partenza dello stadio) e atterra su un pavimento piatto e morbido; il test era valido solo quando le impronte dei piedi erano chiaramente impresse sul terreno, in modo da escludere scivolamenti, cadute e, sembra, cadute con un piede più avanti dell'altro.

            Ma, soprattutto, l'atleta saltava tenendo in mano delle cavezze di pietra o di bronzo, che erano di due tipi: a sezione sferica (incavata per facilitare la presa) o a massa arrotondata con impugnatura o maniglia; il loro peso poteva variare da uno a cinque chilogrammi.

            Il peso delle cavezze serviva a rafforzare l'oscillazione delle braccia, in modo molto simile a quanto facciamo oggi in un salto in lungo senza impulso. 

Lancio del disco

            Dal V secolo a.C. in poi, il disco era fatto di bronzo e, a quanto pare, più pesante del disco odierno. Gli esemplari sopravvissuti variano notevolmente e appartengono a diverse tipologie, con un peso di 1,3 kg, 2,1 kg, 2,8 kg o 4 kg. o 4 kg.

            Il tipo di disco probabilmente variava a seconda dei luoghi, delle epoche (i più leggeri sono i più antichi, a partire dal VI secolo a.C.) e delle categorie: i bambini lanciavano un disco più leggero degli adulti. Lo stile utilizzato sembra essere stato molto diverso da quello reinventato dai moderni quando hanno istituito questo sport alle prime Olimpiadi moderne ad Atene nel 1896.

            L'argomento è stato molto dibattuto, sia tra gli archeologi che nei media sportivi: si trattava di interpretare correttamente il significato di alcuni monumenti figurati, vasi dipinti, statue, il Discobolo stante di Naucida e, soprattutto, il famoso bronzo di Mirone, che, essendo conosciuto solo attraverso copie in marmo, imperfette e spesso rozzamente restaurate, ha spesso dato adito a ipotesi azzardate. La base del lancio non era un cerchio, come oggi, ma uno spazio limitato solo nella parte anteriore e laterale, che dava all'atleta una maggiore libertà.

Lancio del giavellotto.

            Presso gli antichi, il giavellotto non era solo un oggetto sportivo, ma un'arma di uso comune, sia nella caccia che nella guerra; nelle gare atletiche, però, si teneva conto solo della distanza raggiunta, seguendo una determinata direzione; nella pratica comune si esercitava in un altro modo, cercando di raggiungere un bersaglio segnato orizzontalmente, sul terreno. Il giavellotto sportivo, lungo come un corpo umano e spesso come un dito, non aveva punta, era appesantito a un'estremità e apparentemente era estremamente leggero.

Per quanto riguarda lo stile di lancio, questo si differenziava molto da quello utilizzato oggi: gli antichi, infatti, utilizzavano un tipo di propellente costituito da una cinghia di cuoio lunga circa 30-45 cm, legata vicino al baricentro e che compiva uno o più giri intorno all'asta, terminando con un nodo in cui il lanciatore inseriva l'indice e il medio della mano di lancio.

            Come nel caso del disco, il lancio era preceduto da un breve impulso e da una torsione generale del corpo: il busto e la testa accompagnavano il braccio destro, che veniva esteso il più possibile all'indietro verso destra.



Wrestling, Boxe e Pancrazio.

            A partire dal 708 a.C., i suddetti eventi e la lotta furono combinati nelle gare per formare il complesso pentathlon, che mirava a incoronare l'atleta completo. La lotta si è svolta su un pavimento morbido. La lotta è stata fatta a coppie estratte a sorte. L'obiettivo era abbattere l'avversario senza cadere a terra (altrimenti il colpo veniva annullato). Sono stati disputati tre round ed è stata consentita la presa delle braccia, del torso e della testa, mentre non è stata consentita la presa delle gambe. Gli eventi di lotta libera erano estremamente popolari in Grecia.

            Il pugilato arrivò in Grecia, forse come alcuni suppongono, già con certe caratteristiche organizzative dal punto di vista agonistico, ma che questo sia vero o meno, c'è una conclusione che non ammette controversie: ai Giochi Olimpici dell'antichità, il Pugilato o Pugilato si presentò per la prima volta in veste atletica, con certi regolamenti e con la stessa maleducazione e pericolosità del pugilato odierno in ambito professionistico.

            I dettagli caratteristici del pugilato che vale la pena ricordare sono:

  • Le cinghie di cuoio (utilizzate fino alla fine del V secolo a.C.).
  • Una sorta di guanto chiamato sphaira.
  • L'assenza dell'anello.
  • L'assenza di round (il combattimento terminava quando uno dei concorrenti alzava la mano destra).
  • Il peso dei combattenti non è stato preso in considerazione.
  • La testa era l'unica parte del corpo che poteva essere colpita.

           Tra le altre caratteristiche che sono giunte fino ai giorni nostri: la guardia era alta, conseguenza di una migliore protezione della testa; una marcata posizione del "jab" del braccio sinistro, mentre il destro sembra essere stato riservato, principalmente, a ganci, montanti, ecc.

            Nel pancrazio si potevano usare tutte le risorse, ma senza guanti o altre attrezzature, e in alcune regioni gli atleti non potevano nemmeno coprirsi il corpo con olio e sabbia come nell'"orte pale" o lotta verticale, il che significa che nel pancrazio tutto dipendeva dal corpo del contendente.

            Il pancrazio era una combinazione di lotta, pugilato, calci, torsione degli arti e altre acrobazie simili. La sua prima apparizione nei Giochi Olimpici risale a più di un secolo fa: durante la 33a Olimpiade del 648.

Corse di carri e cavalli.

            Le gare che si svolgevano nell'ippodromo erano considerate le più emozionanti dei giochi. Ma erano anche molto esclusivi, poiché non tutti potevano permettersi di allevare e tenere cavalli per questo scopo.

            Era quindi un patrimonio quasi esclusivo di re, tiranni, nobili e aristocratici. All'inizio i cavalli erano guidati dai proprietari, ma in seguito vennero impiegati degli aurighi professionisti.

            A queste gare partecipavano carri trainati da quattro cavalli (quadrigas) e da due cavalli (vigas). Nelle corse di cavalli montati da fantini nudi, la cosa più importante sembra essere stata l'animale stesso, tanto che si cita il caso di un puledro che, dopo aver disarcionato il suo fantino, continuò la corsa e arrivò primo al traguardo, il cui premio fu assegnato al proprietario. Al cavallo fu eretta una statua, come era consuetudine per onorare i grandi vincitori dei Giochi Olimpici.

I GIOCHI OLIMPICI ANTICHI

             Nel 776 a.C. furono inaugurati i primi giochi ufficialmente registrati, un evento sportivo così importante da servire come base per la misurazione del tempo nell'antica Grecia, anche se è probabile che la data effettiva dell'origine dei giochi sia molto più antica. Zeus, il dio supremo dei Greci, era stato venerato fin dai tempi più remoti sul suo antico altare in una colonia alla confluenza del Cladeo e dell'Alpheo. Più tardi, nel V secolo, nel bosco sacro, l'Atlis, spiccava tra i templi quello dedicato a Zeus, all'interno del quale si trovava la monumentale statua di marmo, alta tredici metri, che rappresentava il dio seduto, ricoperto di vesti d'oro.

            Fu lì che ebbero origine le feste di Olimpia, l'embrione dei veri Giochi Olimpici, anche se c'è molta confusione tra gli storici e persino tra gli stessi antichi greci sulla loro origine. Queste feste originarie di Olimpia subirono numerose vicissitudini in relazione alle lotte belliche e alle invasioni nel Peloponneso.

            Peloponneso. Ci fu un periodo di interruzione e successivamente (si dice nell'884 a.C.) la "Tregua Sacra" tra i re Cleostene e Ifito, rispettivamente di Pisa e di Elide, fece rivivere le feste.

            Ad Olimpia giungevano persone delle più svariate classi e origini; pellegrini, visitatori e mercanti affluivano da tutte le città-stato (Polis), e la campagna era ricoperta di tende e capanne. Ai giochi parteciparono numerosi personaggi storici greci, tra cui Erodoto, che si dice abbia letto i primi capitoli della sua storia a Olimpia; filosofi come Socrate, Platone, Aristotele, Anassagora, Pitagora e Diogene; famosi guaritori e ciarlatani come Menecrate di Siracusa; scultori giovani e meno giovani, tra cui ovviamente Fidia; statisti come Filippo di Macedonia e il famoso generale ateniese Temistocle, che apparve nello stadio dopo la battaglia di Salamina e gli spettatori rinunciarono ai giochi per acclamare l'eroe.

            Durante i giorni dei giochi, la regione era considerata uno stato neutrale e fu stabilita una tregua sacra che impediva qualsiasi tipo di guerra. Una leggenda narra che nel 1255 a.C. Ercole, l'eroe greco, si incaricò di pulire le stalle di Angias, re di Elide, che possedeva numerosi animali e la cui sporcizia provocava epidemie nella zona. A questo scopo, deviò il corso del fiume Alpheus facendolo passare attraverso le stalle del re, che vennero così ripulite.

            Augias si rifiutò di pagare quanto pattuito ed Ercole lo uccise. Grato a Zeus per avergli concesso la vittoria, decise di organizzare una festa in suo onore. La distanza fu determinata da Ercole stesso, che misurò con 600 dei suoi piedi la lunghezza di uno stadio (192,27 m.). Un'altra versione indica che egli istituì le Olimpiadi come modo per purificarsi dal peccato di aver ucciso il re Augias. Questi giochi sono gradualmente scomparsi. Nel IX secolo a.C. A.C., Iphitos, re di Elide, consultò la Pizia su cosa avrebbe dovuto fare per salvare il suo Paese dalla peste e dal saccheggio della guerra. 



La Pizia gli rispose che avrebbe dovuto ristabilire i giochi olimpici. Nell'884 a.C., Ifito e Licurgo, re di Sparta, si accordarono per ristabilire i Giochi, dichiarando che Olimpia sarebbe stata inviolabile durante i Giochi e che questi sarebbero stati organizzati dal regno di Elide. Un'altra leggenda narra di un re greco che aveva una figlia molto bella e che, per trovarle marito, i pretendenti dovevano batterla in una corsa di carri. Se perdevano, venivano uccisi dal suo giavellotto, e così caddero tredici uomini. Infine, un giovane di nome Pelope riuscì a vincere la gara, la sposa e il trono e, in onore degli dei, istituì le Olimpiadi.

            All'avvicinarsi della data dei Giochi, questi furono preceduti da una Tregua Sacra, una vera e propria tappa di unità nazionale, proclamata in tutto il territorio greco; essa durò tre mesi e permise ai pellegrini di recarsi ad Olimpia in tutta sicurezza. Gli araldi di Elide girarono la Grecia proclamando la Sacra Tregua e chiamando a raccolta tutti i greci.

 Sacro e convocare tutti i cittadini liberi ai Giochi. Nessuno poteva entrare in Elide con armi o violare il suo suolo. Tutti i partecipanti agli eventi di qualsiasi classe dovevano essere iscritti con un anno di anticipo, dovevano aver giurato di rispettare le regole e, se non erano stati vittoriosi nelle precedenti Olimpiadi, dovevano allenarsi con dieci mesi di anticipo e almeno uno nella palestra di Elis sotto la supervisione degli helanodices (giudici). Lì sono stati supervisionati e sottoposti al regime di disciplina olimpica. Allo stesso modo erano esclusi dai giochi gli atleti in ritardo, gli schiavi, gli assassini, i criminali, coloro che non avevano pagato le multe e così via.

            Una volta terminato il periodo di prova, gli atleti sono stati congedati con le seguenti parole:

            "Andate a Olimpia; andate allo stadio e dimostrate di essere uomini capaci di vincere; quanto a chi non è pronto, lasciatelo andare dove vuole". Fino alla 77ª celebrazione di questi Giochi, tenutasi nel 472 a.C., la durata dei Giochi era di un giorno, con la partecipazione di atleti, poeti, musicisti, pittori, scultori, ecc. Ma poiché il programma degli eventi era notevolmente aumentato, si decise che a partire dai Giochi successivi (468 a.C.) la durata sarebbe stata di 5 giorni. L'ordine degli eventi è ancora incerto, poiché non sempre gli stessi eventi sono stati inclusi in ogni Olimpiade e alcuni sono stati aggiunti sporadicamente, ma il seguente programma può essere considerato un prototipo:

1° giorno: apertura con solennità religiose nel tempio di Zeus, in cui si eseguivano sacrifici di animali; gli elanodici erano i protagonisti di questi cosiddetti "sacrifici divini". Gli atleti hanno giurato di essere liberi, di pura razza ellenica e di non aver mai commesso crimini o atti sacrileghi. I concorrenti e i giudici sono stati resi noti, così come le regole applicabili stabilite nel regolamento, che sono inviolabili. Ecco i precetti di queste regole:

  • Schiavi e barbari (i barbari erano stranieri) erano esclusi dai giochi.
  • Sono esclusi anche coloro che non hanno pagato una multa, i criminali, gli assassini, i delinquenti e i recidivi.
  • Per iscriversi con un anno di anticipo, aver giurato di rispettare le regole e, se non si è vincitori di precedenti Olimpiadi, è necessario aver trascorso dieci mesi di allenamento, di cui almeno uno nella palestra di Elis (
  • (capitale di Elis) sotto la supervisione degli elanodici.
  • L'atleta che arriva in ritardo è fuori dalla gara.
  • Alle donne sposate è vietato partecipare ai Giochi e mostrarsi nell'Alteo, pena la gettata in un precipizio (ad eccezione della sacerdotessa di Demetra, che occupa un posto d'onore).
  • Durante le prove, i maestri degli atleti erano confinati in un recinto speciale completamente nudi.
  • Era vietato uccidere l'avversario o tentare di farlo.
  • Divieto di spingere l'avversario fuori dal campo o altri mezzi illeciti per vincere.
  • Divieto di intimidire o corrompere l'avversario.
  • Chiunque tentasse di corrompere o intimidire gli helanodices veniva picchiato.
  • Divieto per i partecipanti di manifestare contro il pubblico o i giudici.
  • Quando un atleta si sentiva leso dalla decisione dei giudici, poteva appellarsi al Senato di Olimpia a suo rischio e pericolo; se si fosse dimostrato che gli arbitri non avevano agito in conformità ai giuramenti precedenti, sarebbero stati puniti, ma lo stesso valeva per il ricorrente se il suo appello era infondato.
2° giorno: corse a piedi, lotta, pugilato, pancrazio, corse di cavalli per i giovani.

3° giorno: corse a piedi, lotta, pugilato, pancrazio e gare di braccia maschili.

Quarto giorno: Pentathlon, corse di carri e cavalli.

Quinto giorno: processioni, sacrifici, banchetto per i vincitori (Olimpionikes) che venivano incoronati con rami di ulivo selvatico tagliati dalle rive del fiume Alpheus.

            Gli antichi giochi, che si svolgevano ogni quattro anni, comprendevano la corsa e il salto in lungo. In seguito si aggiunsero la lotta, il pentathlon, i lanci, ecc. Olimpico deriva dalla parola latina "Olympias". derivato da "Olimpo", il nome dato alla cima più alta di una catena montuosa situata tra la Macedonia e la Tessaglia, nella Grecia settentrionale; sulla sua sommità veniva venerato Zeus, il padre degli dei. Il periodo d'oro dei giochi va dal 460 a.C. al 337 a.C., con la partecipazione dei migliori atleti del Mediterraneo.

            La partecipazione massiccia di giovani dilettanti che vedevano i loro sforzi come un servizio agli dei e al loro regno, fu gradualmente sostituita da una generazione di viaggiatori sportivi professionisti che si dedicavano esclusivamente allo sport. Pugili, lottatori e pancrazieri erano i più puniti, a causa della brutalità delle modalità.

            La partecipazione massiccia di giovani dilettanti che consideravano i loro sforzi come un servizio agli dei e al loro regno fu gradualmente sostituita da una generazione di sportivi professionisti e itineranti che si dedicavano esclusivamente a questo sport. Pugili, lottatori e pancrazieri erano i più puniti, a causa della brutalità delle modalità.

            La Grecia iniziò a declinare come potenza mondiale nel III secolo a.C. e fu assorbita da Roma nel II secolo a.C. Lo spirito dei dilettanti e l'atmosfera religiosa del passato andarono gradualmente persi. I mesi prolungati di addestramento rigoroso che avevano portato gloria ai loro padri non attiravano più i giovani. Le grandi città iniziarono ad assumere atleti professionisti. Molti erano stranieri e, secondo le regole, non avevano il diritto di gareggiare. I Giochi decaddero fino a quando l'imperatore cristiano di Roma, Teodosio I il Grande, li abolì del tutto nel 394 d.C., un anno dopo la 293a Olimpiade, con la motivazione che si trattava di una festa pagana. I giochi sono morti dopo 1200 anni di continuità.
 

L'"AMORE PER LA GLORIA" NELL'ANTICA GRECIA

Tutte queste tecniche furono riprese nell'educazione del periodo classico, ma non senza subire un'evoluzione nel corso della quale gli elementi più intellettuali si svilupparono a scapito dell'elemento bellico; solo a Sparta quest'ultimo mantenne un posto di privilegio, e sopravvisse ancora, anche nella pacifica e civile Atene, nel gusto per lo sport, le attività atletiche e in un certo stile di vita propriamente virile.

            L'"amore per la gloria", pilastro dell'etica omerica, ha fatto sì che generazioni di guerrieri e atleti greci sacrificassero la propria vita per perseguire qualcosa di più elevato: l'onore, la virtù, il coraggio ("areté").

            L'eroe omerico vive e muore per incarnare nella sua condotta un certo ideale, una certa qualità dell'esistenza. Ora, la gloria, la fama acquisita tra i coraggiosi, è la misura, il riconoscimento oggettivo del coraggio.

            Questo appassionato desiderio di gloria, di essere proclamato il migliore, è il fondamento della morale cavalleresca. Omero fu il primo a formulare, e gli antichi lo mutuarono con entusiasmo, questa concezione dell'esistenza come gara sportiva in cui è importante sottolineare questo ideale agonistico della vita, uno degli aspetti più significativi dell'anima greca. L'eroe omerico, e a sua immagine, l'uomo greco, non è veramente felice se non si valorizza, se non si afferma come primo, diverso e superiore, all'interno della sua categoria. Peleo disse al figlio Achille: sii sempre il migliore e resta superiore agli altri!


            L'esempio degli eroi ossessionò l'anima dei greci e mantenne alto lo spirito olimpico per secoli. Ed è proprio a Sparta, grazie alla sua cultura arcaica di formazione di guerrieri pronti a morire per la patria, che troviamo un'altissima espressione di attività sportiva. Conosciamo bene i posti d'onore assicurati dai campioni di Sparta(6) in queste competizioni internazionali: la prima vittoria spartana di cui si ha notizia risale alla XV Olimpiade (720 a.C.); tra il 720 e il 576, su un totale di 81 vincitori olimpici conosciuti, 46 erano spartani; nello "stadio", l'evento più importante, su 36 campioni conosciuti, 21 erano spartani. Questi successi erano dovuti sia alle qualità fisiche degli atleti sia agli ottimi metodi dei loro allenatori; sappiamo da Tucidide che agli Spartani furono attribuite due innovazioni caratteristiche della tecnica sportiva greca: la completa nudità dell'atleta e l'uso dell'olio come linimento.

            Lo sport non era riservato esclusivamente agli uomini: l'atletica femminile è documentata dalla prima metà del VI secolo a.C. da affascinanti statuette di bronzo che raffigurano giovani donne spartane nel bel mezzo di una gara. I cambiamenti politici e sociali avvenuti a Sparta a partire dal 550 portarono al suo ritiro dai Giochi Olimpici.

IL CORPO DELL'ATLETA NELL'ANTICA GRECIA

Gli atleti sono anche i modelli umani nell'arte dei periodi precedenti e successivi a Policleto. La fine dell'arte arcaica, a metà del VI secolo a.C., è rappresentata dal cavaliere Rampin (immagine dedicata ad Atena da un giovane vincitore di un gioco sportivo, come indica il ramo di quercia che gli incorona la testa), opera dello stesso artista che ha prodotto un bellissimo rilievo di un Discobolo, ora al Museo Archeologico Nazionale di Atene. 

Nella prima metà del V secolo a.C., il cosiddetto "stile severo", con cui inizia il periodo classico, è illustrato da un'immagine che raffigura un atleta a riposo dopo il suo trionfo, l'auriga di Delfi, e da un'altra che coglie magistralmente un momento unico in cui tutte le forze del corpo umano sono concentrate nel tentativo di ottenere il miglior risultato nella competizione, il Discobolo di Mirone. Nel IV secolo a.C., gli insegnamenti di Policleto vengono ripresi e rinnovati da Lisippo di Sicione, che nel suo Apoxiomenos (l'atleta che si pulisce il corpo dalla polvere e dal sudore della competizione con lo strigile) raffigura un tipo umano più snello e leggero di quello proposto da Policleto, un corpo che diventa un po' più robusto, ma anche più malinconico, nella rappresentazione di Agias, celebre atleta della prima metà del V secolo a.C., specializzato in pancrazio. A.C., specialista del pancrazio (una combinazione di tecniche di lotta e pugilato). 

A partire da questo periodo, la rappresentazione scultorea del corpo umano guadagnò in realismo ciò che aveva perso in idealizzazione, e queste nuove tendenze sono ben documentate, com'era prevedibile, nelle raffigurazioni degli atleti, che ora appaiono con i singoli tratti del viso ben marcati, come mostra l'immagine che il pugile Satiro di Élide dedicò nel santuario di Olimpia in occasione dei suoi trionfi del 332 e 328 a.C. (l'autore è probabilmente l'autore dell'immagine, che probabilmente è la stessa del santuario di Olimpia, che fu dedicata nella prima metà del V secolo a.C.). L'artista è probabilmente l'ateniese Silanion), e anche gli artisti di oggi si preoccupano di rappresentare in modo molto più realistico le tracce, a volte terribili, lasciate sul volto dei pugili dai "guanti" sui pugni del cosiddetto "pugile di Apollonio", che risale al I secolo a.C.

            Infatti, l'arte greca ci mostra i corpi degli atleti nei più svariati atteggiamenti in palestre, palestroni, stadi e ippodromi. Li vediamo nei momenti precedenti o successivi allo sforzo sportivo, mentre si applicano l'olio o rimuovono con lo strigile la miscela di polvere e olio che ricopre i loro corpi dopo l'esercizio, ricevono massaggi o si vestono per tornare a casa. E li vediamo anche, naturalmente, allenarsi o gareggiare in tutte le specialità sportive: le varie distanze della corsa, il salto in lungo, il lancio del disco e del giavellotto, la lotta, il pugilato e il pancrazio, gli eventi equestri, e anche le discipline che non venivano disputate nei Giochi maggiori, come il canottaggio e il nuoto o i giochi con la palla. Gli artisti greci erano così meticolosi e la quantità di rappresentazioni giunte fino a noi così abbondante che solo attraverso le testimonianze della pittura e della scultura abbiamo potuto conoscere, ad esempio, le tecniche utilizzate dai lottatori greci o ricostruire la sequenza completa della tecnica utilizzata dagli atleti greci per lanciare il disco o il giavellotto.



venerdì 14 ottobre 2022

Come giocare alla Briscola

La Briscola è uno dei giochi di carte che possono essere inclusi nell'ampia famiglia delle Tute, cioè un gioco di prese con un seme di briscola in cui non vengono distribuite tutte le carte all'inizio della partita, ma vengono prese dal mazzo man mano che vengono giocate le prese.

come giocare alla briscola


Questo gioco è molto famoso in Italia e in altri paesi, quindi è sempre bene sapere come giocare per divertirsi in famiglia o con gli amici.

Obiettivo del gioco

Raccogliere più punti in prese vinte da un giocatore o da una coppia di giocatori rispetto agli avversari.

Pacchetto di carte

Il gioco si svolge con un mazzo di 40 carte.

Numero di partite

Può essere giocato da due o più giocatori, ma di solito è giocato da due o quattro giocatori. In quest'ultimo caso, si gioca a coppie.

Ordine e valore della carta

L'ordine, dal più alto al più basso, è il seguente: asso, tre, re, cavaliere, fante, jack, sette, sei, cinque, quattro e due. Il valore delle carte, in uno qualsiasi dei quattro semi, è :

  • Asso 11 Punti
  • Tre 10 punti
  • Re 4 Punti
  • Cavaliere 3 Punti
  • Jack 2 punti

Le carte rimanenti non hanno alcun valore, ma vengono utilizzate per la formazione delle figure.

carte di briscola


Distribuzione delle carte

Ogni giocatore prende una carta e la mostra. I due giocatori con le due carte più alte giocano contro i due giocatori con le carte più basse.

Il giocatore che ha pescato la carta più alta viene distribuito e sceglie un posto, con il suo compagno seduto di fronte a lui e alla sua destra, il giocatore opposto che ha pescato la carta più alta.

Il giocatore che distribuisce le carte le mescola e le offre al giocatore alla sua sinistra, che non può prendere o posare meno di quattro carte. Quindi distribuisce tre carte a ciascun giocatore, una alla volta, in senso antiorario, rivelando la carta successiva, che è la briscola, e che rimarrà in vista accanto al mazzo al centro del tavolo. Il turno di distribuzione, nelle partite successive, continua in ordine rigoroso da sinistra a destra.

Inizio e svolgimento del gioco

Il giocatore alla destra del mazziere, la "mano", inizia il gioco giocando una carta, che viene lasciata a faccia in su sul tavolo. Gli altri giocatori, quando è il loro turno, possono giocare qualsiasi carta, senza l'obbligo di assistere il seme o di giocare briscola. La presa è vinta dalla carta più alta giocata nel seme di briscola e, in caso contrario, dalla carta più alta nel seme di partenza.

Ogni giocatore pesca una carta dal mazzo, a partire dal giocatore che ha vinto la partita.

La presa successiva spetta al giocatore che ha vinto la presa precedente, che gioca una carta qualsiasi, mentre gli altri giocatori continuano in ordine rigoroso da sinistra a destra, come spiegato sopra. La partita termina quando non ci sono più carte da pescare dal mazzo e tutte le carte della mano sono state giocate.

Ogni giocatore, dopo aver vinto una presa e prima di estrarre una carta dal mazzo, può prendere la carta di briscola e sostituirla con il sette dello stesso seme; il sette di briscola e qualsiasi carta inferiore a questa possono essere sostituiti dal due di briscola. Questa modifica non può essere effettuata dopo che è stata giocata la penultima figura.

Punteggio Brisca o briscola

Precedentemente e di comune accordo, i giocatori stabiliscono il numero di partite che comporranno il gioco, depositando l'importo concordato all'inizio in un piattino, che il giocatore o la coppia vincente prenderà.

Una volta terminata la partita, ogni giocatore o coppia somma il valore delle carte che compongono le proprie figure e la partita è vinta dal giocatore che ha il maggior numero di punti. Se il gioco è a coppie, il punteggio è condiviso da entrambi i giocatori. Il punteggio può essere in parità quando ogni giocatore o coppia totalizza 60 punti, nel qual caso la partita viene annullata. Vince la partita il giocatore o la coppia che per prima riesce a vincere il numero di partite precedentemente stabilito.

gioco di briscola


Segnali accettabili

Non è consentito dire o mostrare al compagno quali carte si hanno. Tuttavia, i partner possono usare dei segni per farsi capire, poiché lo scopo è quello di nascondere le carte in mano agli avversari e di aiutarsi a vicenda durante il gioco.

I segni più comunemente accettati sono:

  • Alzare gli occhi Asso di briscola
  • Tre di briscola ammiccante
  • Estendere le labbra in avanti Re briscola
  • Torsione delle labbra verso il Cavaliere Trump giusto
  • Tirando leggermente fuori la lingua Jack di briscola
  • Tendere la testa da un lato Briscole (assi e tris di un seme diverso dalla briscola)
  • Chiudere gli occhi per un momento Non tenere la briscola
  • Chiedere al compagno di giocare una carta di briscola che non è né di briscola né di briscola.
  • Fissarlo per chiedere al partner quali carte ha.


lunedì 12 settembre 2022

Storia del Poker

 Il poker ha raggiunto una popolarità mainstream da circa 15 anni, ma la storia delle sue origini è al di fuori delle conoscenze comuni della maggior parte dei giocatori.

Se siete appassionati di baseball, conoscete Abner Doubleday, l'inventore del baseball. Se siete appassionati di golf, conoscete il Royal & Ancient Golf Club e l'antichissimo pedigree scozzese di questo sport.

Ma siete dei giocatori di poker incalliti. Perché, molto probabilmente, non sapete nulla della storia del poker?

giocare poker

In parte perché la storia del poker è davvero difficile da definire. Le teorie sulle origini del poker dipendono anche da quello che si considera l'elemento fondamentale del poker: il gioco o il denaro. Entrambi hanno avuto origini molto diverse.

Cominciamo con il gameplay.

Dove è nato il poker?

Fino a poco tempo fa, l'opinione comune era che il poker derivasse da un gioco persiano chiamato as-nas. L'as-nas sembra un'origine probabile del poker così come lo conosciamo, ma recentemente gli storici hanno messo in discussione la narrazione dell'as-nas. Essi indicano altri giochi come i più diretti antenati del poker moderno, come:

  • Poque (Francia)
  • Poca (Irlanda)
  • Brag (Gran Bretagna)
  • Primero (spagnolo, o forse italiano)
  • Brelan (Francia, ma un po' più tardi)

Ognuno di questi giochi ha i suoi sostenitori come vere e proprie radici del gioco, e ognuno di essi può rivendicare una posizione plausibile nella domanda "dove è nato il poker?".

Il Brag, in particolare, può essere considerato un caso per due motivi:

  1. Viene da un paese di lingua inglese
  2. Usavano gli antes

Nella sua forma più semplice, le scommesse continuavano non per un numero X di round, ma finché non rimanevano solo due giocatori. Il gioco si svolgeva tipicamente con un mazzo di 32 carte e a ogni giocatore venivano distribuite tre carte. Il tris, come si può immaginare, era la mano migliore. Forse è qui che il poker ha avuto inizio in termini di discendenza diretta.

Che cos'è l'As-Nas?

Torniamo per un attimo all'as-nas, perché è un gioco piuttosto interessante. In un mazzo di as-nas c'erano solo 20 carte e i cinque ranghi, dal più alto al più basso, erano:

  • as (asso)
  • shah (re)
  • bibi (regina)
  • serbaz (soldato)
  • e il couli (ballerino)

Ogni giocatore riceveva cinque carte, il che significava che veniva distribuito l'intero mazzo. Le mani più alte erano le stesse che usiamo oggi, ad eccezione di quelle di colore e di scala, e la mano migliore vinceva.

mazzo di poker

Origini del mazzo as-nas

Nell'as-nas si scommetteva, ma non essendoci sorteggi e carte rimanenti da distribuire, si trattava di un puro esercizio per decidere se puntare in modo convenzionale o bluffare.

Esisteva anche una forma di straddling nell'as-nas, in cui si poteva puntare prima di guardare le carte. Lo si faceva dichiarando: "Non vedendo, ho visto". (Ma quanto è bello?)

I creatori dell'as-nas potrebbero essere stati coloro che hanno inventato le carte da poker - in una forma molto precoce.

Alcune forme di as-nas avevano cinque semi invece di quattro, quindi 25 carte invece di venti. I giocatori moderni replicheranno questa situazione utilizzando cinque mazzi identici di carte moderne e utilizzando i 5 assi di cuori (ad esempio), i cinque re di quadri, le cinque regine di picche, i cinque fanti di fiori e i cinque jolly.

Storia del poker negli Stati Uniti

Anche se in tutti questi giochi erano presenti elementi di gioco d'azzardo, gli storici sono più chiari su come il poker sia diventato popolare come gioco di scommesse negli Stati Uniti. Ciò va di pari passo con l'avvento del gioco d'azzardo sui battelli fluviali sul fiume Mississippi e nelle zone limitrofe, nel 1700 e 1800. È qui che iniziamo a vedere le somiglianze tra il poker di allora e quello di oggi, non solo nel gameplay ma anche nella cultura. Questo è il periodo in cui il poker è stato inventato così come lo conosciamo.

Nelle case da gioco, nei saloon e sui battelli fluviali che all'epoca costellavano il fiume Mississippi, si giocava a volte con un mazzo di 20 carte (come con gli as-nas) e a volte con una forma senza estrazioni; si vinceva solo la mano migliore, dopo giri di puntate e rilanci (di nuovo, come con gli as-nas).

È qui che si iniziò a giocare a poker, come più o meno sappiamo, anche con il mazzo da 52 carte. In particolare, lo stud. Lo stud è rimasto indietro rispetto all'hold'em (di cui parleremo più avanti) e all'Omaha in termini di popolarità, ma se siete giocatori di stud, potete dire di apprezzare i classici. Si gioca a stud da oltre 200 anni.

La storia della cultura del poker

Questo riguarda il gioco, ma che dire della "cultura" di cui parlo? In parole povere, è nelle regioni del fiume Mississippi del 1800 che il poker è diventato una questione di soldi.

Siamo onesti: per quanto la strategia del poker sia ricca, dettagliata e piacevole, il motivo per cui giochiamo è separare i nostri avversari dai loro soldi. Questo non è necessariamente vero per altri giochi di carte strategici, come l'euchre o il bridge.

Il poker, a questo punto, ha iniziato a essere giocato nelle case da gioco e in quelli che oggi conosciamo come casinò, ed è stato commercializzato come un modo per usare la propria astuzia e intelligenza per vincere denaro e vincere il prossimo.

Molte delle stesse persone attratte dai battelli fluviali e dalle case da gioco su e giù per il fiume erano anche attratte dalla prospettiva della prospezione, cioè facevano parte della corsa all'oro. Così il poker si diffuse nel West ed è per questo che divenne un punto fermo dei saloon del West ed è uno degli elementi più duraturi della cultura del Vecchio West che conosciamo oggi.

Le origini del poker come lo conosciamo

Nel corso della fine del 1800, furono introdotte nuove mani (come i colori e le scale) e nuove varianti di gioco (low-ball, wild card, carte comuni di un tipo o dell'altro). Tuttavia, dalla fine del vecchio West all'avvento delle World Series of Poker nel 1970, il gioco è entrato in una sorta di fase di stallo, non aumentando né diminuendo significativamente la sua popolarità. Le WSOP, tuttavia, hanno provocato un'enorme impennata di popolarità del poker e il poker online ne ha provocata un'altra.

Oggi siamo arrivati a questo punto, ma il gioco scelto dal maggior numero di giocatori di poker rispetto a qualsiasi altro è, ovviamente, il No Limit Texas hold'em. Quindi, da dove viene questo gioco?

torneo di poker

Chi ha inventato il poker Texas Holdem?

Beh, non ci crederete, ma viene dal... Texas. È in una cittadina fuori Corpus Christi, chiamata Robstown, che il gioco è stato inventato, intorno al 1925 o giù di lì. È ufficiale: la legislatura dello Stato del Texas ha riconosciuto Robstown come luogo di nascita della Cadillac del poker. Nonostante ciò, i dettagli sulle origini esatte di Robstown sono vaghi e difficili da reperire. La sua popolarità si diffuse in breve tempo in tutto il Texas, ma non oltre, per oltre quarant'anni.

Il Texas è la patria delle leggende del poker che probabilmente conoscete già, come Amarillo Slim, Johnny Moss e Doyle Brunson. Erano lì per le partite di hold'em che spuntavano in tutto il Texas, e hanno portato le loro abilità di hold'em alla ribalta nazionale quando l'hold'em è finalmente arrivato a Las Vegas, e questo ha portato loro fama e fortuna.

Ma non sono stati loro a portare l'hold'em a Las Vegas e poi in tutto il mondo (almeno non principalmente). Sono altri due i responsabili di quel momento chiave nella storia del Texas Holdem: Crandell Addington e Benny Binion.

Crandell Addington era un altro texano e giocatore d'azzardo che di tanto in tanto si trovava a collaborare con Brunson e compagnia. Ma oltre a vedere nell'hold'em un promettente gioco di abilità in sé, Adderley vide nell'hold'em anche un'opportunità di business, da imprenditore qual era (dovrei dire "è": è ancora vivo).

Così Adderley iniziò a proporre il gioco a Las Vegas, descrivendolo come "un gioco per uomini pensanti" con più strategia rispetto alle altre forme di poker più comuni.

Riuscì a convincere un solo casinò a provarlo: il Golden Nugget, nel 1967. L'Hold'em era sbarcato a Las Vegas. Questa era la buona notizia... ma la cattiva notizia era che il Golden Nugget si trovava in centro, non sulla leggendaria strip, quindi era difficile spargere la voce. In secondo luogo, all'epoca il casinò non godeva della migliore reputazione.

Due anni dopo, l'hold'em arrivò finalmente sulla strip, per un torneo al Dune. Il torneo fu un grande successo e attirò l'attenzione di Benny Binion.

Anche Binion era originario del Texas e aveva un'enorme partecipazione a Las Vegas come la conosciamo oggi. Era anche un boss della mafia con una fedina penale lunga un miglio. Forse ne avete sentito parlare. Ad ogni modo, nel 1967 Binion aveva perso le licenze di gioco, ma era ancora di fatto un pezzo grosso di Las Vegas, con le sue attività gestite dal figlio Jack. Jack rimase in buona posizione nell'industria dei casinò e padre e figlio rimasero enormemente impressionati dal torneo di hold'em che videro svolgersi al Dune.

Come avrebbero fatto i Binion a trarre profitto da questo nuovo gioco di poker che sempre più persone volevano provare? La risposta arrivò un anno dopo, quando i Binion acquistarono la Gambling Fraternity Convention. Cambiarono il nome della convention in qualcosa di più accattivante, più universale: qualcosa che avrebbe attirato l'attenzione di più persone. Sapevano che "Gambling Fraternity Convention" suonava come un'intimidatoria riunione per addetti ai lavori che non avrebbe avuto tempo o pazienza per i giocatori medi.

Così cambiarono il nome della convention e annunciarono che l'hold'em, ora noto come "Texas hold'em" per le sue origini, sarebbe stato il fulcro della festa rinominata.

Il nuovo nome? Le World Series Of Poker.

Storia del poker online

Dopo il 1970, il poker è decollato ed è rimasto almeno alla periferia della mente di molte persone grazie alla copertura delle WSOP prima sulla CBS e poi sulla ESPN durante gli anni di Stu Ungar. A metà degli anni Novanta, Internet era diventato di uso comune. Ma solo nel 1998 un sito offriva la possibilità di giocare a poker con soldi veri (anche se negli anni precedenti alcuni avevano giocato via chat IRC).

Quel sito era planetpoker.com. L'inizio è stato fantastico e il sito è stato preso sul serio, assumendo Mike Caro come portavoce. Ma dopo qualche anno sono stati scalzati da altri siti di poker. Oggi, planetpoker.com si limita a elencare le regole del poker con una grafica severa che dichiara di non essere un sito di gioco d'azzardo.

Storia del poker online

Dopo un po', partypoker.com si è affermato come il sito di poker online numero 1, con la concorrenza serrata di PokerStars, Full Tilt e altri. PokerStars, in particolare, può vantare di aver inaugurato questa nuova era del poker, perché è qui che Moneymaker ha vinto il suo posto alle WSOP che poi ha eliminato. Oggi Poker Stars è il sito di poker più trafficato, nonostante non accetti più clienti statunitensi.

In effetti, la maggior parte dei siti di poker online non accetta gli americani, grazie soprattutto al "venerdì nero" del 15 aprile 2011, quando un'azione legale statunitense ha costretto Poker Stars e altre grandi sale da poker online a uscire dal mercato statunitense. Oggi, solo pochi siti accettano ancora gli americani, come Ignition Poker e America's Cardroom.

Spero che vi sia piaciuto conoscere la storia del poker. Ora, andate a giocare qualche mano!


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